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La cardiologia dell’AOU Maggiore della Carità di Novara effettua il primo intervento in Piemonte di sostituzione via catetere della valvola tricuspide
L’insufficienza tricuspidalica clinicamente importante è una condizione frequente, che interessa circa il 4% delle persone di età superiore ai 75 anni, ma a oltre il 90% delle persone con forme gravi di rigurgito non viene offerta nessuna forma di cura. Da oggi “la valvola dimenticata” potrà essere sostituita con una protesi, senza intervento chirurgico a torace aperto.
Di Redazione
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L’équipe guidata dal professor Giuseppe Patti, Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia e del Dipartimento Toraco-Cardiovascolare e professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università del Piemonte Orientale, ha effettuato per la prima volta in Piemonte, presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria "Maggiore della Carità" di Novara, una procedura di sostituzione trans-catetere della valvola tricuspide. La paziente è stata trattata con successo ed è ora in ottime condizioni di salute. Una notizia che accende nuove speranze per i pazienti con insufficienza tricuspidalica, che, pur avendo una malattia invalidante e ad alto rischio di mortalità, fino ad ora non potevano ricevere cure adeguate o addirittura non venivano affatto trattati.
Il professor Patti ha così commentato l'avvenimento: «Finalmente adesso siamo in grado di trattare con una tecnica minimamente invasiva ed in modo efficace anche le malattie della valvola tricuspide, senza dover sottoporre i pazienti all’intervento cardiochirurgico a cuore aperto, vale a dire senza aprire il torace e senza fermare il cuore. I risultati sono sorprendenti: l’impianto della protesi azzera infatti completamente la disfunzione valvolare ed i pazienti hanno così un miglioramento dei sintomi e dei segni della patologia, in particolare mancanza di fiato, edemi e gonfiori diffusi, presentano una minore incidenza di complicanze a livello epatico e renale, ed hanno anche una riduzione dei ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco».
Quando la tricuspide si ammala con una insufficienza valvolare, si crea un rigurgito di sangue all’interno del cuore. Le forme più gravi di malattia sono maggiormente frequenti con l’avanzare dell’età e spesso rappresentano lo stadio evolutivo terminale di altre condizioni patologiche cardiache e/o polmonari. L’insufficienza tricuspidalica clinicamente importante è una condizione frequente, che interessa circa il 4% delle persone di età superiore ai 75 anni. Si stima, però, che a oltre il 90% delle persone con forme gravi di rigurgito non viene offerta nessuna forma di cura.
La protesi presso l’Ospedale Maggiore della Carità è composta da una struttura in nitinolo (un metallo elastico autoespandibile) e da una valvola artificiale di tessuto pericardico animale, equivalente a quello delle tradizionali protesi valvolari cardiache. Viene impiantata inserendo un catetere nella vena femorale, attraverso la quale si avanza il dispositivo fino al cuore. Il rilascio è guidato dall’ecografia e la protesi si aggancia all’anello valvolare, azzerando il rigurgito, ripristinando la normale funzione della valvola tricuspide.
«Per la riuscita dell’intervento – continua il professor Patti – devo ovviamente ringraziare la mia straordinaria equipe, in particolare il dottor Marco Mennuni (Ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale), le dottoresse Anna Degiovanni e Simona De Vecchi, nonché l’anestesista dottoressa Benedetta Barberi e tutto il personale Infermieristico e Tecnico, che hanno tutti insieme collaborato per il raggiungimento di questo fantastico risultato. Il Piemonte è così tra le primissime Regioni italiane, insieme soltanto alla Lombardia ed al Veneto, ad aver implementato l’impianto delle protesi valvolari tricuspidaliche per via trans-catetere. La nostra Cardiologia si conferma un’eccellenza nel territorio Nazionale ed è continuamente impegnata per fornire ai nostri pazienti le migliori risposte di diagnosi e cura».
«La nostra Cardiologia si conferma un’eccellenza nel territorio Nazionale continuamente impegnata nel miglioramento della qualità dell’assistenza offerta ai nostri pazienti attraverso lo studio e la ricerca delle più efficaci ed efficienti risposte di diagnosi e cura» commenta il direttore generale dell’Aou di Novara, il dottor Gianfranco Zulian.
Il professor Patti e la sua equipe.jpg Il professor Patti e la sua equipe
Ultima modifica 10 Ottobre 2024
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