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Medical Humanities al corso di Oncologia: le testimonianze di Cinzia e Michela in una lezione speciale

La professoressa Gennari, docente di Oncologia presso il corso di laurea in Medicina e Chirurgia, ha dedicato una lezione speciale all'incontro tra studenti e pazienti. Durante la lezione, Michela e Cinzia, due pazienti oncologiche, hanno condiviso con studentesse e studenti il proprio vissuto di malattia e di cura, offrendo una preziosa prospettiva "da esperte sul campo".

Di Riccardo Rubis Passoni

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La professoressa Gennari (al centro) e le due ospiti, Cinzia e Michela
La professoressa Gennari (al centro) e le due ospiti, Michela (sx) e Cinzia (dx)

credits © UPO

Un dialogo tra futuri medici e pazienti per porre al centro della cura la persona, e non solo la malattia. Con questo obiettivo, martedì 14 ottobre 2025, si è svolta una lezione speciale nell'ambito del corso di Oncologia medica, organizzata dalla professoressa Alessandra Gennari, ordinaria della disciplina presso il Dipartimento di Medicina traslazionale dell'Università del Piemonte Orientale e direttrice della SC Oncologia Medica dell’AOU “Maggiore della Carità” di Novara.

Protagoniste dell'incontro sono state Michela e Cinzia, due pazienti che hanno condiviso la loro esperienza con la malattia. Le due ospiti hanno offerto una preziosa testimonianza del loro percorso di cura, dando vita a un momento di alta formazione e di profonda umanità. L'iniziativa si inserisce nel percorso di Medical Humanities promosso dal corso, in coerenza con i nuovi requisiti AVA3. Tale approccio mira a integrare la preparazione tecnica dei futuri medici con competenze empatiche e relazionali, essenziali per una medicina che ponga al centro la persona nella sua interezza, con le sue paure e le sue speranze.

«Spesso, durante il percorso di studi  – ha dichiarato la professoressa Gennari –, il rischio è quello di concentrarsi esclusivamente sulla malattia, dimenticando che dietro ogni diagnosi c’è una storia, una voce, un volto. Incontrare Michela e Cinzia ci ha ricordato che la cura non si esaurisce nella terapia, ma si costruisce nella relazione, nell’ascolto e nella capacità di accogliere la fragilità altrui senza giudizio. Questa esperienza si inserisce perfettamente nello spirito delle Medical Humanities: un invito a integrare competenza clinica ed empatia, scienza e consapevolezza, perché solo unendo questi elementi è possibile diventare davvero medici. Uscendo dall’aula, la sensazione era quella di aver imparato qualcosa che nessun libro può insegnare: il significato profondo della parola “cura”».

«Raccontare la mia malattia agli studenti di medicina è stata un’esperienza intensa e significativa – ha confermato Cinzia, a seguito della lezione –. Ho potuto condividere paure, speranze ed emozioni, sottolineando quanto sia fondamentale l’aspetto umano nel rapporto medico-paziente. Spero che la mia testimonianza ricordi loro che dietro ogni diagnosi c’è una persona, e che empatia e ascolto siano la vera medicina che resta nel cuore del paziente».

«Ho voluto condividere con gli studenti i miei valori – commenta Michela –: il credere nelle cure con la convinzione che funzionino e la fiducia reciproca che si instaura con i propri medici nel percorso di cura oncologico. Affrontare la malattia con un approccio positivo é importante e alla base c’è una relazione sincera medico-paziente in cui non si ha timore di manifestare i propri sentimenti».

 

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La testimonianza delle pazienti entra in aulaLa testimonianza delle pazienti entra in aulaLa testimonianza delle pazienti entra in aulaLa testimonianza delle pazienti entra in aulaLa testimonianza delle pazienti entra in aula

    Ultima modifica 15 Ottobre 2025

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