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La ricerca di eccellenza dell'Ateneo
Quattro progetti di ricerca di eccellenza sono stati presentati pubblicamente
Di Stefano Boda
Data di pubblicazione
L'UPO si posiziona da anni ai vertici delle classifiche nazionali per la ricerca scientifica; le graduatorie stilate negli ultimi anni dal Sole 24 Ore e dal Censis hanno premiato il lavoro svolto nei dipartimenti e soprattutto il MUR ha certificato con il marchio di eccellenza 3 dei 7 dipartimenti dell’Ateneo.
I riconoscimenti ottenuti non hanno mai fermato la prolifica attività di ricerca, per questo motivo il Rettore prof. Gian Carlo Avanzi ha deciso di diffondere al grande pubblico i più recenti risultati con una presentazione dedicata ai media. Sono stati scelti 4 progetti di eccellenza che coprono discipline scientifiche e umanistiche, dalla medicina alla sociologia, dalla fisica alla chimica dei materiali.
Lunedì 22 novembre sono stati illustrati i primi due progetti, “ICOS-Fc - Role of the ICOS/ICOSL system in Fragility Sindrome” e “Una comunità che Cura”; mercoledì 1° dicembre sono stati illustrati i progetti “Ultra-Fast Silicon Detectors: Enabling Discoveries” e “TexEMFire - Manufacturing Textiles with ElectroMagnetic shielding and fire-retardant properties by plasma-based methods”.
ICOS-Fc (guarda il video) è il primo trattamento biologico in grado di regolare tutti i meccanismi che stanno alla base dell’erosione e della rigenerazione delle ossa. Finanziato dalla Fondazione Cariplo e realizzato in collaborazione con l’Università di Torino, vede coinvolto un team UPO del Dipartimento di Scienze della Salute di Novara, composto dai professori Umberto Dianzani, responsabile scientifico del progetto, Emanuele Albano, Flavia Prodam e Annalisa Chiochetti.
«ICOS-Fc – ha spiegato il professor Dianzani – è una molecola biotecnologica biocompatibile che inibisce l’attività degli osteoclasti, che sono cellule coinvolte nel continuo rimaneggiamento fisiologico del tessuto osseo. Questa azione può essere sfruttata nella cura di malattie caratterizzate da un eccessivo riassorbimento osseo, come l’osteoporosi, le fratture patologiche e i tumori osteolitici. Agisce inoltre sulla risposta immunitaria e può avere applicazioni nella immunoterapia dei tumori solidi e nella sindrome metabolica».
“Una Comunità che Cura” (guarda il video) è un progetto di welfare territoriale realizzato con fondi europei nell’ambito della strategia “WE CARE” della Regione Piemonte. Il progetto è dedicato a interventi riguardanti l’assistenza domiciliare di anziani e disabili non autosufficienti e ha visto convolti, per l’UPO, la professoressa Eliana Baici, affiancata da Giovanni Cuttica e Samuele Poy.
«Il nostro gruppo di ricerca – ha sottolineato la professoressa Baici – è stato coinvolto nel progetto fin dall’inizio, a partire dalla stesura della risposta al bando We.Ca.Re. della Regione Piemonte. La nostra attività principale è stata però quella della valutazione. Le informazioni emerse dal nostro lavoro di valutazione hanno permesso di raccogliere delle prime evidenze sulle caratteristiche degli utenti che si sono rivolti allo Spazio, queste informazioni sono fondamentali e strategiche per il servizio stesso: conoscere chi “ha bussato alla porta dello Spazio”, permette delle riflessioni sulla popolazione target del servizio, in un’ottica di ricalibrare la campagna informativa per attrarre, per esempio, a chi non si è ancora rivolto al servizio».
Coordinato per l’UPO dalla professoressa Roberta Arcidiacono e realizzato con la sezione torinese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler dell’Università di Trento e l’Università di Santa Cruz (California), il progetto “Ultra Fast Silicon Detectors” (guarda il video) getta le basi per un nuovo paradigma nel tracciamento di particelle nello spazio e nel tempo.
«La sfida a cui il nuovo paradigma risponde – ha spiegato la prof.ssa Arcidiacono – è la misurazione precisa e contemporanea di posizione e tempo di una particella carica, utilizzando un unico rivelatore, con lo scopo di raggiungere risoluzioni spaziali di circa 10 micron, e risoluzioni temporali di circa 20-30 picosecondi».
Il progetto “TexEMFire” (guarda il video) ha studiato e sviluppato nuovi materiali tessili con proprietà migliorate di schermatura elettromagnetica e ritardante di fiamma, mediante l'utilizzo di tecniche ecocompatibili a base di plasma, che lavorano a pressione atmosferica.
Il progetto è stato coordinato per l’UPO dalla professoressa Valentina Gianotti e ha avuto come partner gli enti rumeni “National Institute for Lasers, Plasma and Radiation Physics”, “National Research-Development Institute for Textiles and Leather” di Bucharest, “SC Majutex Srl”, e Tecnolab del Lago Maggiore Srl.
«Il nostro gruppo di ricerca – ha sottolineato la prof.ssa Valentina Gianotti – ha realizzato un materiale tessile da filati classici, come cotone e poliestere, in cui sono stati integrati filati contenenti fibre metalliche o filati rivestiti in metallo, ottenendo così la schermatura elettromagnetica di base, notevolmente migliorata con la preparazione mediante plasma del tessuto. Per ottenere le proprietà ignifughe è stato applicato un rivestimento aggiuntivo di resina speciale nanoadditivata mediante un plasma a pressione atmosferica».
Ultima modifica 10 Ottobre 2022
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