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Dichiarare il clima un’emergenza OMS: svolta politica o strumento inadeguato? Su Le Scienze intervista al professor Barone Adesi

In un’intervista a Le Scienze, il professor Francesco Barone Adesi (DISSTE) analizza la proposta di far dichiarare all’OMS la crisi climatica come Emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). Finora applicato solo a epidemie infettive, questo status accenderebbe i riflettori politici sulla salute e sbloccherebbe aiuti immediati. Tuttavia, la PHEIC è un meccanismo temporaneo e mal si adatta alla natura strutturale del cambiamento climatico, che necessita invece di risorse stabili, interventi di mitigazione e piani anti-calore a lungo termine.

Di Redazione

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Crisi climatica ed emergenza sanitaria
Crisi climatica ed emergenza sanitaria

credits © Pexels/AlexandreP

Il professor Francesco Barone Adesi (Igiene generale e applicata, Dipartimento per lo sviluppo sostenibile e per la transizione ecologica, DISSTE) è stato intervistato da Le Scienze – storica rivista di divulgazione scientifica e edizione italiana di Scientific American – in merito alla recente richiesta della Commissione paneuropea indipendente su clima e salute di dichiarare la crisi climatica un’Emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC - Public Health Emergency of International Concern) da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questa procedura è stata finora riservata esclusivamente alle epidemie di origine infettiva, come il Covid-19; una simile decisione costituirebbe quindi una novità assoluta.

Nell’intervista, Barone Adesi analizza luci e ombre della proposta. La dichiarazione di una PHEIC contribuirebbe a sbloccare fondi d’emergenza temporanei, ma non le risorse strutturali necessarie a finanziare interventi a lungo termine di adattamento e mitigazione climatica. Di contro, il principale beneficio risiederebbe nella straordinaria attenzione politica che l’atto genererebbe, un impulso quanto mai necessario, considerato anche che metà dei paesi europei è ancora priva di un piano anti-calore pienamente operativo.

Nei giorni scorsi abbiamo contattato il professor Barone Adesi per approfondire il significato di questo possibile scenario.

 

Professore, cosa è un’Emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale?

«Una Emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC-Public Health Emergency of International Concern) è un evento straordinario che costituisce un rischio per la salute pubblica di diversi Stati e che richiede potenzialmente una risposta internazionale coordinata. Rappresenta il massimo livello di allerta globale per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mentre, teoricamente, un tale strumento non è limitato alle malattie infettive, finora è stata usata solo in questo contesto (per esempio nel caso della pandemia Covid-19).»

 

Quali sono le possibili criticità nella proposta che l’OMS consideri la crisi climatica una Emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC)?

«Il concetto di PHEIC è stato pensato per gestire epidemie improvvise di origine infettiva, caratterizzate da un rischio concreto di diffusione transfrontaliera. Peraltro, non è chiaro se la dichiarazione riguardi la crisi climatica in sé (un fenomeno strutturale e a lungo termine) o le ondate di calore che hanno colpito l’Europa negli ultimi mesi. Queste ultime, pur essendo ampiamente previste dai modelli climatici nel loro trend generale, hanno raggiunto picchi di intensità tali da superare di gran lunga le medie storiche, configurandosi come veri e propri shock meteorologici. Consideriamo che lo status di PHEIC va rinnovato dall’OMS ogni tre mesi; è evidente, invece, che la crisi climatica deve essere affrontata su tempi molto più lunghi.

Durante un’epidemia, uno dei vantaggi principali di dichiarare un PHEIC è la capacità di attivare rapidamente i fondi di riserva interni dell’OMS e catalizzare la solidarietà internazionale. Questo permette di inviare velocemente risorse operative (medici, farmaci, kit diagnostici) dove c’è un'emergenza acuta. È evidente, però, che questo tipo di aiuto logistico e temporaneo non ha alcun impatto reale contro la crisi climatica. Questa necessita di risorse strutturali e di volontà politica per implementare interventi di adattamento (come per esempio gli Heat-Health Action Plans, i cosiddetti piani anti-calore) e di mitigazione dei cambiamenti climatici (come il blocco degli incentivi all’uso di carburanti fossili).»

 

C’è qualche vantaggio in questa proposta?

«Un possibile beneficio che vedo in questo dibattito riguarda l’attenzione mediatica che ha sollevato sul problema della crisi climatica. Quest’anno, l’Europa ha affrontato una serie inedita di ondate di calore, con importanti effetti sulla salute, e tutto ci fa pensare che la situazione continuerà a peggiorare nei prossimi anni. A fronte di ciò, metà dei Paesi europei non ha ancora un piano anti-calore pienamente operativo.

Mentre l’OMS non dispone di poteri sanzionatori o di meccanismi di coercizione diretta per imporre le proprie decisioni ai governi, l’idea di dichiarare i cambiamenti climatici un'emergenza internazionale potrebbe costituire un messaggio politico particolarmente forte, potenzialmente in grado di favorire cambiamenti a livello dei singoli Stati.»

 

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Francesco Barone Adesi

barone adesi.jpg Francesco Barone Adesi © Archivio UPO

    Ultima modifica 22 Luglio 2026

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