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Genere, religione e diritti umani al centro del dibattito giuridico internazionale proposto al DIGSPES
Il convegno “Donne, religione e discriminazione. Politiche pubbliche e diritti a confronto” (Alessandria, 8 e 9 aprile 2025) ha affrontato in tutta la sua complessità il tema delle discriminazioni intersezionali, ponendo in luce il delicato connubio tra genere, religione e diritti umani in una prospettiva multiculturale e multidisciplinare.
Di Redazione
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credits © UPO/Archivio di Ateneo
L’8 e il 9 aprile 2025 il congresso internazionale “Donne, religione e discriminazione. Politiche pubbliche e diritti a confronto” ha proposto due intense giornate di dibattito e confronto che hanno raccolto l’attenzione di docenti e studiosi del diritto e delle scienze economiche e sociali. Presieduto dalla professoressa Fabrizia Santini e dal professor Roberto Mazzola, il convegno ha affrontato in tutta la sua complessità il tema delle discriminazioni intersezionali, ponendo in luce il delicato connubio tra genere, religione e diritti umani in una prospettiva multiculturale e multidisciplinare.
Nel corso della prima giornata, l’evento si è aperto con i saluti istituzionali del Rettore, professor Menico Rizzi, che hanno sottolineato l’importanza di un approccio comparato e globale nell’analisi dei fenomeni discriminatori. I lavori hanno quindi offerto contributi di spessore su temi diversificati grazie alle relazioni di docenti dell’Università Politecnica de Cartagena, dell’Università Cattolica di Murcia (UCAM), dell’Università CEU San Pablo, dell’Università de Cantabria, del Centro Asociado de la UNED Segovia e della Burgundy School of Business Beautifier.
Le due relazioni introduttive hanno affrontato i temi della libertà religiosa della donna musulmana nel contesto lavorativo (Prof. Djamil Tony Kahale Carrillo) e delle insidie dei bias algoritmici che possono favorire la doppia discriminazione legata a genere e religione (Prof. Ragal Garcia-Purrinos Garcia). I successivi relatori hanno arricchito il dibattito con casi studio che hanno messo in evidenza le fragilità ordinamentali nelle politiche di inclusione lavorativa, dalle discriminazioni del personale docente (Prof. Juan Pablo Maldonado Montoya) alle criticità connesse alla salute e sicurezza sul lavoro delle donne migranti (Prof.ssa Miriam Judit Gomez Romero). Particolare attenzione è stata riservata alla delicata questione della mutilazione genitale femminile, la quale è stata affrontata in prospettiva comparata dal punto di vista del diritto penale spagnolo e italiano (Prof. Pelayo Jardòn Pardo de Santayana e Prof. Alessandro Provera), offrendo spunti critici e riflessioni necessarie per orientare futuri interventi legislativi.
L’intervento dedicato alle dinamiche di discriminazione legate alla maternità, vissute in chiave religiosa, ha evidenziato come credenze e pregiudizi possano minare il principio di parità di trattamento, trasformando le regole del diritto del lavoro in strumenti di esclusione (Prof. Isabel Maria Perez Gazquez). Infine, hanno chiuso i lavori le relazioni dedicate al gender gap nel mercato dell’arte olandese (Prof.ssa Marilena Vecco) e al ruolo della donna nel diritto canonico (Prof. Simone Rosati).
Il tema dell’intersezionalità è stato il filo conduttore della seconda giornata, caratterizzata da una sessione che ha coinvolto anzitutto relatori di spicco provenienti dall’Université Sultan Moulay Slimane Beni Mellal (Prof.ssa Kherazi Aziza), dalla Mohamed bin Zayed University for Humanities (Prof.ssa Karima Almazroui) e dall’Universitè Mohammed V de Rabat (Prof. Driss El Ghazouani). In particolare, i tre studi, ancorché da prospettive diverse, hanno evidenziato come le discriminazioni di genere siano connesse con i fattori culturali, di istruzione e di identità di genere, come peraltro confermato, nella prospettiva italiana, anche dal successivo intervento della Prof.ssa Silvana Maria Robone.
L’analisi comparata tra le esperienze di genere e le dinamiche di inclusione in ambito lavorativo e sociale ha trovato eco anche nei successivi contributi di studiosi dell’Université de Montreal (Prof. Patrice C. Brodeur) e dell’Opole University of Technology (Prof.ssa Monika Haczkowska), i quali hanno dialogato attorno alla necessità di un approccio normativo che, considerata della multifattorialità delle discriminazioni, preservi il fondamentale valore del pluralismo.
Donne, religione e discriminazione Prof.ssa Karima Almazroui © UPO/Archivio di Ateneo
Ultima modifica 10 Aprile 2025
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