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Febbri estive e arbovirus: parte lo studio FEBO (FEBbri Estive nel Piemonte Orientale)
L’espansione degli arbovirus favorita dai cambiamenti climatici, dalla diffusione dei vettori e dall'aumento degli spostamenti internazionali rende sempre più importante comprendere come questi virus circolino anche nel nostro territorio. Per rispondere a questa sfida, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Università del Piemonte Orientale (UPO) e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara hanno avviato lo studio FEBO (FEBbri Estive nel Piemonte Orientale), dedicato alla sorveglianza clinica e molecolare delle febbri estive.
Di Redazione
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credits © 123RF/UPO
Le infezioni trasmesse da artropodi, come zanzare, zecche e pappataci, rappresentano una sfida crescente per la salute pubblica. Negli ultimi anni anche in Italia si è osservato un aumento dei casi di West Nile virus (WNV), la comparsa di casi autoctoni di Dengue (DENV) e Chikungunya (CHIKV) e la presenza di altri arbovirus, tra cui Zika (ZIKV), virus dell’encefalite da zecche (TBEV) e Toscana virus (TOSV). Per molte di queste infezioni non sono ancora disponibili terapie specifiche, mentre per alcuni virus sono già disponibili, o sono in fase di sviluppo, strategie vaccinali.
Il territorio del Piemonte orientale, caratterizzato dalla presenza di aree risicole, zone umide e corridoi migratori avifaunistici, presenta condizioni ambientali favorevoli alla presenza degli artropodi vettori e alla circolazione degli arbovirus. Nel 2025 oltre la metà dei casi piemontesi di infezione da West Nile virus è stata registrata nelle province di Alessandria e Novara, confermando l’interesse epidemiologico di questo territorio.
L’espansione degli arbovirus favorita dai cambiamenti climatici, dalla diffusione dei vettori e dall'aumento degli spostamenti internazionali rende sempre più importante comprendere come questi virus circolino anche nel nostro territorio. Per rispondere a questa sfida, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Università del Piemonte Orientale (UPO) e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara hanno avviato lo studio FEBO (FEBbri Estive nel Piemonte Orientale), dedicato alla sorveglianza clinica e molecolare delle febbri estive.
Lo studio coinvolgerà i Pronto Soccorso e le strutture di Malattie Infettive, Medicina Interna e Pediatria degli ospedali di Novara, Alessandria e Vercelli. Ai pazienti che accederanno durante i mesi estivi con febbre non attribuibile a un’infezione localizzata sarà proposta la partecipazione allo studio mediante la raccolta di dati clinici ed epidemiologici e di un campione di sangue e urine. I campioni saranno analizzati per la ricerca di WNV, DENV, CHIKV, ZIKV, TBEV e TOSV e successivamente conservati presso la Biobanca dell’UPO per analisi di sequenziamento genomico e metagenomica.
«Molte arbovirosi si manifestano inizialmente con febbre e sintomi aspecifici e possono quindi essere facilmente sottodiagnosticate. Con lo studio FEBO vogliamo comprendere quanto questi virus contribuiscano alle febbri estive nel nostro territorio, migliorandone la diagnosi e descrivendone le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche», spiega Andrea Calcagno, professore associato di Malattie Infettive dell’Università del Piemonte Orientale e dirigente medico presso la Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’AOU a Novara.
Le analisi microbiologiche e la caratterizzazione molecolare saranno effettuate presso il Centro Ipazia-CAAD dell’Università del Piemonte Orientale, dove i campioni saranno sottoposti a diagnostica molecolare, sequenziamento genomico e metagenomica. Le attività di sequenziamento saranno realizzate presso la piattaforma genomica del Centro, coordinata dalla professoressa Sandra D’Alfonso.
«Grazie alle tecnologie di sequenziamento genomico e metagenomica sviluppate presso il Centro Ipazia-CAAD, sarà possibile non solo identificare gli arbovirus responsabili dell’infezione, ma anche caratterizzare i virus circolanti, seguirne l’evoluzione e individuare precocemente l’eventuale comparsa di nuove varianti o di nuove specie virali», spiegano i microbiologi Marisa Gariglio, direttrice del CAAD dell’Università del Piemonte Orientale, e Paolo Ravanini, direttore della Microbiologia e Virologia dell'AOU Maggiore della Carità di Novara.
Lo studio FEBO contribuirà a migliorare la conoscenza delle arbovirosi nel Piemonte Orientale, favorendo una diagnosi più tempestiva delle infezioni e rafforzando la capacità di individuare precocemente la diffusione di virus emergenti sul territorio, in linea con le strategie di “preparedness” promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In prospettiva, FEBO potrà costituire il primo tassello di un programma One Health che integri la sorveglianza clinica con quella entomologica e animale, consentendo di monitorare in modo coordinato la circolazione degli arbovirus nell’uomo, nei vettori e nei serbatoi animali. Un’evoluzione particolarmente importante per il Piemonte orientale, uno dei maggiori comprensori risicoli d’Europa, dove le caratteristiche ambientali favoriscono la presenza delle zanzare vettori e rendono strategico un sistema di sorveglianza integrata per il riconoscimento precoce dei virus emergenti.
Ultima modifica 10 Luglio 2026
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