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Salute globale e diritti umani: l’Università del Piemonte Orientale vince bando AICS per la lotta a HIV e Tubercolosi nelle carceri del Kenya
Il Dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, partner scientifico del progetto «TB Free-HIW: To Be Free - Health Inside the Walls» guidato da World Friends ETS, ha ottenuto un importante finanziamento dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS). Con il coordinamento del professor Andrea Calcagno, l’Ateneo guiderà la ricerca per migliorare diagnosi e cura di HIV e tubercolosi nelle carceri del Kenya. L’iniziativa mira a tutelare il diritto alla salute dei detenuti introducendo test innovativi, riducendo lo stigma e formando il personale.
Di Leonardo D'Amico
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credits © AdobeStock/UPO
Il Dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale (UPO) segna un importante traguardo nell’ambito della cooperazione sanitaria internazionale. Quale partner scientifico di un consorzio guidato dall’organizzazione Amici del Mondo — World Friends ETS, l’Ateneo si è aggiudicato un finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), nell’ambito del bando «5% Fondo Globale» e del Bando per il finanziamento di “iniziative sinergiche” proposte da OSC, enti pubblici di ricerca e università nel quadro del Technical support spending al fondo globale per la lotta all’AIDS, alla Tubercolosi e alla Malaria.
L’iniziativa, intitolata «To Be Free — Health Inside the Walls» (TB Free — HIW), si svilupperà nei prossimi trentasei mesi all’interno di sei istituti penitenziari del Kenya, dislocati nelle contee di Nairobi, Kilifi, Kiambu e Mombasa. L’obiettivo è contrastare la diffusione delle epidemie di Tubercolosi (TB) e HIV all’interno di uno dei contesti più vulnerabili e sovraffollati del Paese, tutelando al contempo i diritti umani e garantendo un accesso equo alle cure. Al fianco di World Friends e UPO, il progetto vede la partecipazione strategica dell’ONG CEFA e dell’organizzazione keniota Kituo Cha Sheria.
L’emergenza sanitaria nelle carceri keniote
Attualmente, il sistema penitenziario del Kenya registra tassi di prevalenza per la tubercolosi oltre dieci volte superiori rispetto a quelli della popolazione generale, con un tasso di coinfezione TB e HIV drammaticamente elevato. Le condizioni di detenzione, il sovraffollamento e lo stigma sociale creano un ambiente che facilita la trasmissione delle malattie e ostacola l’accesso a diagnosi precoci e terapie continue. Il progetto «TB Free — HIW» risponderà a questa emergenza attraverso un approccio olistico che combina l’adeguamento delle infrastrutture diagnostiche, il supporto nutrizionale e psicologico, e un’intensa attività di formazione e sensibilizzazione rivolta sia alla popolazione detenuta sia al personale di polizia penitenziaria.
Il ruolo di UPO: innovazione e ricerca sul campo
Il contributo scientifico del Dipartimento di Medicina traslazionale al progetto sarà determinante. Con il coordinamento del professor Andrea Calcagno — professore associato di Malattie infettive al DIMET e coordinatore del gruppo di studio sui Micobatteri della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali — UPO avrà il compito di guidare la ricerca clinica e l’ottimizzazione dei protocolli diagnostici.
Nello specifico, l’équipe accademica condurrà uno studio sui comportamenti e le pratiche sanitarie per valutare l’efficacia e l’accettabilità di metodiche diagnostiche non invasive. Tra le innovazioni più rilevanti vi è la sperimentazione del tampone orale per la diagnosi molecolare della tubercolosi, in alternativa alla complessa raccolta dell’espettorato, e l’introduzione di test rapidi salivari per l’HIV e la sifilide, strumenti pensati per abbattere le barriere psicologiche e lo stigma associato al prelievo ematico tra i detenuti.
«Siamo molto soddisfatti per la notizia di questo finanziamento – ha commentato il professor Calcagno – che ci permetterà di collaborare attivamente con ONG che lavorano da molti anni sul territorio Kenyano. Il progetto consentirà di mappare la situazione attuale, valutare l'introduzione di test innovativi non ancora diffusi a livello mondiale e di aumentare la consapevolezza sulla salute nelle carceri con particolare attenzione alle malattie infettive. Il progetto costituirà anche un’opportunità enorme per i nostri giovani specializzandi e dottorandi che potranno fare un’esperienza di ricerca e di cooperazione internazionale in un contesto a risorse limitate.»
Il DIMET curerà l’analisi dei dati, la valutazione d’impatto dell’intera iniziativa e lo sviluppo di moduli formativi specialistici. Inoltre, il progetto avrà una forte valenza didattica: i dirigenti medici e gli specializzandi UPO saranno direttamente coinvolti in missioni sul campo, elaborando almeno due tesi di specializzazione e producendo pubblicazioni scientifiche destinate a riviste internazionali, contribuendo così a definire nuove pratiche d’eccellenza nella salute globale.
Ultima modifica 2 Settembre 2026
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