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Il professor Francesco Bavagnoli ha tenuto la conferenza "Storie di ordinaria follia finanziaria"

Dalla Crisi dei tulipani del 1600, alla Dot-com Bubble della fine degli anni Novanta, fino ai cosiddetti "titoli meme" come Gamestop, il professore del Dipartimento di Studi per l’economia e l’impresa ha accompagnato il numeroso pubblico in sala in un viaggio tra i momenti storici in cui i mercati hanno "perso la testa".

Di Simone Sarasso

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Storie di ordinaria follia finanziaria
Storie di ordinaria follia finanziaria

credits © Archivio UPO

Lunedì 1 aprile 2025, presso la Banca del tempo di Vercelli (via Dante, 95) si è svolto l'incontro "Storie di ordinaria follia finanziaria: tulipanomania, bolle, titoli meme e bias cognitivi nelle decisioni (anche) di investimento".

Relatore d'eccezione, Francesco Bavagnoli, professore associato di Economia aziendale presso l'Università del Piemonte Orientale, che ha accompagnato il numeroso pubblico in sala in un viaggio tra i momenti storici in cui i mercati hanno "perso la testa".

Dalla Crisi dei tulipani del Seicento - a seguito della quale, in Olanda, il prezzo di un bulbo della specie più pregiata arrivò a lievitare così tanto da essere equivalente al costo di 7 tori, 28 maiali e 83 pecore -, alla Dot-com Bubble della fine degli anni Novanta, che portò a un'esplosione delle quotazioni e poi a un crollo dei mercati che ha richiesto un recupero di quasi 15 anni, fino ai cosiddetti titoli meme, come Gamestop.

«I case study - dichiara Bavagnoli - evidenziano come gli investitori, nei loro comportamenti reali, siano molto lontani dal modello di Homo oeconomicus razionale sostenuto dai padri della teoria economia, Mills in primis. In realtà, tutte le decisioni, e quelle d'investimento non fanno eccezione, soffrono di tutti i limiti dei bias cognitivi, ovvero distorsioni e pregiudizi che influenzano il comportamento. Scelte compiute troppo in fretta, l'affidarsi a quello che il Premio Nobel per l'Economia Daniel Kahneman definisce pensiero veloce, l'effetto gregge o anche l'avversione alle perdite sono alcuni esempi di queste distorsioni della valutazione causate dal pregiudizio. Un altro è il bias di conferma, per cui non mettiamo in discussione le nostre credenze e facciamo fatica a cambiare idea anche quando ci troviamo palesemente in errore: continuiamo a investire su un titolo anche se è evidente che perderemo, così come, al di fuori di mercati finanziari, una persona coinvolta in una relazione tossica non l'abbandona perché ci ha investito troppo».

Il professor Bavagnoli, durante la serata, ha condiviso con il pubblico la serie di slide che trovate in allegato.

    Ultima modifica 2 Aprile 2025

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