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Il gruppo di Immunomica e la Pediatria di Novara cover story su Diabetes per uno studio sul diabete di tipo 1
Premiato sulla rivista internazionale Diabetes uno studio nato dalla collaborazione tra UPO e l'AOU di Novara. La ricerca rivela un aumento dei linfociti T della memoria in pazienti con diabete di tipo 1 e nei fratelli sani, consentendo dunque l'accesso a diagnosi precoci, fondamentali per terapie tempestive che salvino il pancreas.
Di Redazione
Data di pubblicazione
credits © UPO
Un team di ricerca dell'Università del Piemonte Orientale, nato dalla collaborazione tra il laboratorio di Immunomica del CAAD e la Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Pediatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, guidati rispettivamente dalle professoresse del Dipartimento di Scienze della salute Annalisa Chiocchetti, ordinaria di Patologia generale, e Ivana Rabbone, associata di Pediatria generale e specialistica, ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale: un recente studio sul diabete di tipo 1, intitolato Memory Regulatory T Cells as a Biomarker of Early Type 1 Diabetes, è stato selezionato come Paper of the Month dalla prestigiosa rivista Diabetes e ha ottenuto la copertina del numero di aprile.
Il diabete di tipo 1 è la più comune malattia autoimmune cronica in età pediatrica ed è causato da una risposta immunitaria mediata dai linfociti T che porta alla distruzione delle cellule β pancreatiche, responsabili della produzione di insulina. Una delle principali criticità della malattia è che la diagnosi avviene spesso quando il danno è già avanzato: gran parte della funzionalità pancreatica è compromessa e la capacità di produrre insulina è ormai ridotta o persa. Lo studio affronta proprio questo punto critico, proponendo un cambio di paradigma: spostare la diagnosi da un approccio basato sui sintomi a uno fondato sui meccanismi biologici della malattia. I ricercatori hanno analizzato in modo avanzato le cellule del sistema immunitario, concentrandosi sui linfociti T della memoria, constatando l’identificazione di questi ultimi non solo nei pazienti, ma anche nei fratelli sani, suggerendo la presenza di alterazioni immunologiche già nelle fasi precedenti all’esordio clinico della malattia.
«Questo studio dimostra che è possibile identificare segnali immunologici precoci della malattia, prima della comparsa dei sintomi», spiega il dottor Davide Raineri, del laboratorio di Immunomica dell’UPO. «Questo apre la strada a una diagnosi anticipata e a un approccio realmente personalizzato, con l’obiettivo di intervenire quando la funzione pancreatica è ancora preservata».
Questi risultati assumono un significato ancora più rilevante alla luce delle recenti innovazioni terapeutiche. Farmaci immunomodulanti come il teplizumab, un anticorpo monoclonale anti-CD3 che agisce sui linfociti T, stanno emergendo come strategie promettenti per rallentare la progressione del diabete di tipo 1 nelle fasi precoci della malattia. Tuttavia, la loro efficacia dipende in modo cruciale dalla possibilità di identificare i pazienti prima della perdita irreversibile della funzione pancreatica.
In questo contesto, la collaborazione tra la Pediatria di Novara e il laboratorio di Immunomica si estende anche allo studio dei pazienti trattati con teplizumab. Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità”, la terapia è stata somministrata, in regime di uso compassionevole, a una bambina di 11 anni in fase preclinica (stadio II), caratterizzata dalla presenza di autoanticorpi e alterazioni iniziali della glicemia, ma ancora priva di sintomi. In parallelo, il laboratorio di Immunomica sta analizzando in dettaglio la risposta del sistema immunitario al trattamento, utilizzando le stesse tecnologie impiegate nello studio pubblicato su Diabetes.
«Studiare il sistema immunitario in questi pazienti rappresenta un’opportunità unica per comprendere come risponde a un intervento immunomodulante», aggiunge Raineri. «Queste informazioni sono fondamentali per identificare chi può beneficiare maggiormente della terapia e per ottimizzarne l’efficacia nel tempo».
«Questo studio potrà aprire nuovi orizzonti nella prevenzione del diabete di tipo 1», afferma la professoressa Rabbone. «Siamo in un momento storico in cui l’attenzione verso lo screening dei soggetti a rischio è cresciuta in modo significativo, in particolare per i familiari di primo grado. Presso la Diabetologia Pediatrica di Novara, questo approccio è attivo da tempo ed è stato recentemente strutturato in un ambulatorio dedicato. A breve sarà inoltre avviato lo screening nazionale della popolazione pediatrica, che coinvolgerà i bambini di 5–6 anni, come previsto dal D.L. 130/2023 e dal relativo decreto attuativo di prossima pubblicazione. In questo contesto, Novara sarà uno dei centri di riferimento per la diagnosi e la presa in carico dei soggetti positivi allo screening, offrendo sia la terapia con teplizumab sia l’accesso a numerosi trial clinici di prevenzione».
Ultima modifica 3 Aprile 2026
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