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“Arte sui muri per salvare il pianeta. Geografie e simbologie ambientali nelle strade italiane”. Stefania Benetti (DISSTE) analizza le problematiche ambientali raccontate dai murales
Il lavoro della ricercatrice del DISSTE spiega come la street art si sia trasformata in un mezzo di denuncia ambientale, popolando i muri con immagini di animali, natura e industrie inquinanti. Il libro esplora la storia del muralismo e del graffitismo, soffermandosi sulle opere che riflettono battaglie ecologiche, dando voce a conflitti locali e configurandosi come forme di “artivismo” ambientale.
Di Paola Brullo
Data di pubblicazione
Per la collana Studi e Ricerche sul Territorio della casa editrice Unicopli, è recentemente uscito il volume "Arte sui muri per salvare il pianeta. Geografie e simbologie ambientali nelle strade italiane" di Stefania Benetti, ricercatrice e docente di Geografia economico-politica presso il DISSTE.
Il libro è frutto dell’incontro della personale passione per la street art e il muralismo dell’autrice con la sua attività di ricerca. Di essenziale importanza nel processo che ha portato alla realizzazione di questo elaborato, è stata, infatti, la collaborazione di Stefania Benetti all’interno del Progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN) “Greening the visual: an environmental atlas of Italian landscapes”, che si è concluso a febbraio 2024. Il progetto ha perseguito l’obiettivo di esplorare le diverse rappresentazioni del paesaggio italiano dagli anni Cinquanta ad oggi. Le indagini, che hanno coinvolto partecipanti provenienti dalle università Milano-Bicocca, IULM e Roma Tor Vergata, hanno dato vita al Green Atlas, atlante che raccoglie i media audiovisivi che, a seconda del periodo storico e di chi li ha prodotti, hanno veicolato diversi discorsi sull’ambiente.
Oggetto di ricerca di Benetti diventano, quindi, i murales, la cui forza comunicativa può toccare tematiche di ogni tipo: politiche, come la libertà, la pace o la rivendicazione di diritti sociali, ma anche ambientali, quelle su cui si concentra il lavoro della ricercatrice. “Il mio contributo si focalizza, nello specifico, su quei muri che tentano di veicolare discorsi sull’ambiente, dando una panoramica delle iniziative artistiche degli street artist attivi in questo senso nel contesto italiano. In un mondo in cui i muri vengono eretti per dividere i popoli, alcuni di essi si sono trasformati in tele vibranti di simbologie ambientali. Balene che emergono dall’asfalto, orsi in bilico tra natura e cemento, alberi e fiori che sfidano rigogliosi il grigiore urbano: i murales sono diventati una potente voce nelle battaglie ecologiche. Il mio lavoro propone un esperimento geografico che esamina i muri colorati del contesto italiano dedicati all'ambiente, evidenziando quattro metafore visive, animali, elementi naturali, figure umane ed elementi antropici, che raccontano le sfide contro il riscaldamento globale, l’inquinamento industriale, la plastica negli oceani e molto altro. I 250 murales analizzati riflettono spesso una visione antropocentrica del mondo, ma con delle eccezioni che abbracciano i filoni dell’antispecismo, della deep ecology, dell’ecofemminismo e dell’anticapitalismo. Molte opere, inoltre, sono profondamente radicate nei luoghi che le ospitano, dando voce a conflitti locali e a battaglie di resistenza. Potremmo parlare di una forma di “artivismo” per l’ambiente che il viaggio tra questi muri colorati ci porta a scoprire, esplorando un universo in cui l’arte è bellezza, ma soprattutto rivoluzione”.
Ultima modifica 26 Marzo 2025
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